Impressioni viaggio Uganda 2013 1

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29 Agosto 2013 - RIFLESSIONI DEL VIAGGIO IN UGANDA di CRISTINA GABBANELLI

A circa una settimana dal mio ritorno in Italia nella mia mente inizia l’elaborazione di questo intenso viaggio in Uganda. Ho cercato di osservare persone,situazioni e avvenimenti da un punto di vista oggettivo e distaccato e solo ora, a qualche giorno dal ritorno, inizio a capire la vera essenza di questa grande esperienza. Posso affermare con estrema certezza che le mie aspettative non sono diverse da quelle che avevo prima della partenza. E’ stato un viaggio forte. L’Africa mi ha dato maturità e crescita interiore. Torno a casa migliore,arricchita da una preziosa esperienza che ha cambiato il mio punto di vista nel vedere le cose. Questo cambiamento è in parte dovuto all’incontro con alcuni missionari durante le mie 3 settimane di permanenza in Uganda. Persone per cui ho nutrito un’ammirazione pura che non avevo mai provato prima d’ora. Persone estremamente dedite al prossimo che coraggiosamente hanno messo la propria vita a disposizione degli altri privandosi di ogni bene materiale e lasciando lontani i loro affetti e la loro terra per cercare di dare una vita migliore a chi non ha niente da perdere, la cui unica colpa è stata quella di nascere in quella splendida terra chiamata Africa. E’ stato un onore per me conoscere tutti loro e posso affermare che anche se abbiamo passato poco tempo insieme mi hanno dato tanto, anche più di alcune persone che conosco da sempre! In particolare Michele ed Elio sono coloro che hanno catturato maggiormente la mia attenzione. Michele è un volontario laico che ha scelto di passare 3 anni ad Alito,villaggio ugandese molto povero situato a centro-Nord dell’Uganda. Egli cerca di aiutare gli africani nella coltivazione dei campi con gli attrezzi da lavoro che alcuni benefattori hanno inviato dal Nord-Italia. Michele si trasferì ad Alito quando ancora nella sua dimora non c’erano ne acqua e neluce. Egli vive cibandosi di frutta e verdura coltivata nel proprio orto. Elio è un fratello Comboniano, che oltre al lavoro all’ospedale St. Mary Lacor di Gulu come tecnico, ha “ereditato” l’orfanotrofio di St.Jude in seguito alla morte di una donna ugandese. Lei, un tempo, portava a riparo bambini orfani che trovava per strada che altrimenti sarebbero stati facile preda dei guerriglieri. L’orfanotrofio è ancora attivo e non è difficile capire che emozione ho provato guardando questi bambini sgranocchiare le canne da zucchero che abbiamo portato in dono. Gulu,città del Nord dell’Uganda e terra degli Acholi (nome della tribù che vive li) occuperà per sempre un posto speciale nel mio cuore. Sarà forse la mia grande passione per la medicina e i racconti di Elio sulla storia dell’epidemia di Ebola del 2000, il motivo per il quale la visita all’ospedale St.Mary Lacor, uno dei più grandi d’Uganda, è stata per me la più entusiasmante. La differenza con i nostri ospedali è evidente: la mortalità è più alta perché il più delle volte le persone devono fare centinaia di chilometri a piedi per raggiungere il primo ospedale e non ci si può mettere in viaggio per un raffreddore o un colpo di tosse. Deve valerne la pena e molte volte quando si mettono in cammino è già troppo tardi. Dal mio entusiasmo della visita all’ospedale sono scaturite delle domande ad Elio sull’epidemia di Ebola del 2000. Visto il mio interessamento Elio mi ha regalato il libro da lui scritto:” Più forte di Ebola. Diario dell’epidemia in Uganda”. E’ il regalo più bello che abbia ricevuto in queste 3 settimane! A Gulu c’è anche Suor Dorina che gestisce il Wawoto Kacel,una cooperativa che dà lavoro a circa 120 persone. Producono con le loro mani d’oro stoffe, collane, bracciali, sciarpe,tovaglie e qualsiasi cosa possa captare l’interesse di un turista. Le produzioni poi giungono allo shop dove i turisti comprano quelli che saranno i loro ricordi africani. La crisi si ripercuote anche sui negozi ugandesi: i turisti comprano meno quindi anche il lavoro è dimezzato rispetto a quello di un tempo. Dorina con le sue parole ha colpito la mia attenzione. Pur in questa situazione di crisi lei non se la sente di licenziare nessuno .La maggior parte dei lavoratori dello shop ogni mattina fà almeno 2 ore di strada per raggiungere quel posto di lavoro per di più hanno bisogno di soldi per mandare i loro figli a scuola. ”Ci penserà la Provvidenza” dice Dorina “Finora ce l’abbiamo sempre fatta, ogni tanto arriva una bella sorpresa: qualche benefattore italiano ci manda qualche soldo e si va avanti così. Nel dubbio. Nell’incertezza di farcela ad arrivare a fine giornata con qualcosa da mangiare.” Una delle cose più straordinarie dell’Africa sono i bambini. Ne abbiamo visti migliaia durante le nostre visite in orfanotrofi, scuole e missioni. Abbiamo giocato con loro e sono tutti bellissimi e molto curiosi. Quegli occhi neri che mi scrutavano attenti da lontano non li dimenticherò tanto facilmente. A Rutenga, villaggio nel Sud dell’Uganda i a 2000 metri di altitudine dove faceva un gran freddo, un bambino si è avvicinato a me e con fare disinvolto mi ha preso il palmo della mano girandolo verso l’alto. Lo ha osservato attentamente passandoci più volte la sua manina come per sentirne la consistenza. Poi ha alzato la testa e guardandomi negli occhi ha sussurrato:” MUZUNGO!” ( che significa “bianco”) e tutti e due siamo scoppiati in una risata spontanea. La natura dell’Africa è indescrivibile. Quelle strade di terra rossa sono contornate da alberi dalle chiome folte e di un colore verde brillante che stupirebbe qualunque europeo. Accanto alle strade, grandi distese di campi dove i bambini corrono sorridenti insieme ad animali di qualsiasi specie (caprette, mucche dalle lunghe corna.. …) altrettanto felici di pascolare liberi… Questa è l’immagine della “mia” Africa ed il mio stato d’animo ricordandola è: LIBERTA’. Pur non avendo niente sono liberi. Liberi dal tempo. Liberi dalla schiavitù del progresso. Liberi dall’eccesso…

Cristina 

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