Come inizia il "Progetto" Alla periferia di Queimadas, nel 1996, è sorta una specie di favela.
Il fenomeno comune alle grandicittà del Brasile, si ripete ancheQueimadas. Il luogo si chiama "avenida paulista". Ci si accorge che anche il resto della periferia ha bisogno di un intervento di emergenza per lenire la fame che colpisce soprattutto i bambini e ragazzi. Fino ad ora l'attenzione del Centro Missionario Osimo, attraverso don Carlo, era rivolta a creare migliori condizioni nel settore dell'educazione dei bambini, con la convinzione che si può progredire solo attraverso l'educazione partendo dai piccoli. Erano già stati costruiti ben 13 edifici scolastici nel territorio di Queimadas e nella fazenda jabuticaba in collaborazione con P. Luis Tonetto. Contattate le autorità locali, la comunità parrocchiale di Queimadas in cui operavano, con il parroco Neri Bento Dias, una comunità di suore venute dalla Polonia e un gruppo di donne che svolge un lavoro di educazione di base nei quartieri più poveri, è stato lanciato il "Progetto Queimadas". La prima fase a prendere il via è stata quella delle adozioni a distanza dei bambini più a rischio. Alla fine del 1996 il numero dei bambini assistiti aveva raggiunto le cinquanta unità. Non si poteva pensare solo ad un intervento di assistenza che, seppur necessario, non avrebbe portato a grandi risultati nel futuro. Fu deciso di formare un movimento con cui insegnare ai ragazzi a produrre mezzi di sopravvivenza e di autofinanziamento. Fu acquistato un pezzo di terra lungo il fiume. Già nel gennaio 1997, con la presenza di don Carlo, Roberto Cedraro e Paolo Carotti sono state costruite due case, una delle quali dedicata a P. Pio, con la collaborazione di Remo Cantori, la scuola dedicata alla Madonna della rocca, di Offagna, e la chiesa dedicata a S. Giacomo della Marca, voluta da Pietro Cimaroli. Con l'intervento di Paolo e Roberto si dà l'avvio all'irrigazione di un terreno per produrre alimenti per gli stessi bambini e dimostrare che, coltivando anche una piccola parte di terreno, si può vivere decentemente. Perché incominciare dalla terra
- Pensavate anche ad allevare bestiame? - Pensavamo che sarebbe stato più interessante e più facile. P. Neri, il parroco con cui abbiamo incominciato a realizzare questa parte del progetto, era appassionato di agricoltura come me. L'agricoltura può dare da mangiare a tanta gente. Insegnando a coltivare la terra tutti possono produrre il minimo indispensabile per sopravvivere. Questi sono stati alcuni dei motivi che ci hanno spinto in questa direzione. - Pensavate anche ad allevare bestiame?
- Sì, per questo abbiamo subito iniziato a produrre foraggi. Paolo e Roberto hanno fatto l'impianto di irrigazione e incominciato a piantare foraggi oltre che il bananeto. - Ma come pensavate di fare per acquistare il bestiame?
- Non potevamo comprare mucche per produrre latte perché troppo care, allora abbiamo pensato di chiedere ai nostri amici e sostenitori di donare una vitellina ai bambini del progetto. La risposta è stata positiva e le vitelline di allora oggi sono mucche che producono latte per i bambini del progetto. 
Ogni scuola una storia
Nel 1983 ha inizio la costruzione di scuole o meglio, come dicono i Brasiliani, di "Predio escolar"
Consideriamo però come prima scuola quella vicino alla chiesa S. Antonio costruita quando ancora don Carlo era a Queimadas. Questa la storia. I bambini che abitavano nei dintorni della chiesa, poverissimi, non potevano aver accesso alla scuola pubblica perché per questo era necessaria la divisa, le scarpe ed altro. Le famiglie che spesso non avevano neanche di che mangiare, non potevano mandare i loro bambini a scuola pur desiderandolo. Con la collaborazione di alcune maestre e signore (Bellanizia, dona Mariazinha ed altre) furono organizzati dei "battaglioni" (lavori comunitari). Il sabato le maestre passavano tra i banchi del mercato a chiedere qualcosa che sarebbe servito per il pranzo agli operai e, la domenica, alcuni muratori (Ema, Cesario...) costruivano la scuola che poi sarebbe frequentata dai bambini del quartiere senza l'esigenza della divisa o delle scarpe. Così, con una mano del Comune (sindaco Abelardo) è stata costruita la Scuola "Angelina Ferreira", ancor oggi funzionante e ben conservata. La seconda scuola, (la prima da quando don Carlo è rientrato in diocesi) è stata costruita nel 1983. I fondi furono raccolti tra i parroci di Osimo, il Centro Missionario Osimo, diretto da don Marino Severini e Marietta Simoncini, e la Caritas, diretta da Don Nazzareno Coletta. Si trattava di due aule, bagni, segreteria e una casina per il bidello. La costruzione durò due mesi e fu localizzata nel quartiere già popoloso di "ponte nova" oltre il fiume. Seguirono don Carlo due giovani di Filottrano: Costantino e F. Castegnetti. La scuola dovette chiamarsi "Padre Carlos". Alle rimostranze di don Carlo che non voleva che il suo nome apparisse, il Sindaco, Ivo Moreira Suzart, ribadì: "Devi stare zitto, perché poi tu vai via e chi resta qui a sentire le accuse sono io!". La formula della costruzione è stata quella che poi si rivelerà azzeccata. L'Amministrazione Comunale parteciperà alla costruzione con il materiale, il Centro Missionario Osimo con il resto della spesa. I lavori dì costruzione saranno diretti da Don Carlo o persone da lui designate. Una volta pronto, l'edificio viene inaugurato e consegnato alla popolazione che dovrà usarlo e conservarlo: resta proprietà del Comune di Queimadas che ne curerà la manutenzione ed il funzionamento. Dicevamo che questa formula è stata vincente, poiché così la scuola non cade dal cielo, ma è voluta dalla popolazione e dall'Amministrazione Comunale che la sente sua. Anche oggi, dopo oltre venti anni, queste scuole sono operative ed efficienti grazie anche allo stimolo da parte nostra con la presenza costante. Ciò ha permesso un allargamento dell'educazione di base che propone Queimadas come modello. Nasce la scuola dello chalet
Nell'anno duemila gli eredi della famiglia Lantyer donano al "Progetto Queimadas" il gioiello di famiglia, la casa più antica della città a condizione che se ne faccia un Centro di educazione intitolato al più illustre della famiglia: Joao Lantyer.
Si garantisce la collaborazione delle suore missionarie benedettine ed il sorgere di un gruppo di volontari che portino avanti il lavoro di socializzazione ed educazione a favore dei ragazzi più bisognosi. Le suore avevano già un lavoro con gruppi di adolescenti per insegnare loro ad affrontare la vita anche in condizioni difficili. Ci si incammina sullo stesso solco. Incominciano a nascere i primi gruppi di ragazzi che imparano a stare insieme, giocando, suonando e cantando, facendo sport, imparando a fare qualche attività che potrà essere utile in futuro. Nascono così le prime attività del Centro Educacional J. Lantyer che noi chiamiamo "scuola do chalet". Funziona così: i ragazzi dai dodici ai quindici anni sono scelti tra i più bisognosi. Frequentano la scuola pubblica durante il mattino e nei pomeriggi, da martedì a venerdì, si ritrovano allo chalet. Intanto c'è un gruppo tra le più grandi che con alcune mamme preparano la merenda: sempre un sostanzioso piatto. I ragazzi costruiscono aggetti semplici di artigianato usando materiale di recupero come pezzi di legno, stecche e stecchini, materiale plastico come bottiglie ecc. le ragazze imparano a cucinare (dolce e salato), sotto l'orientamento di dona Ivone. La scuola di taglio e cucito è la più frequentata. Alcune imparano a fare l'uncinetto e il ricamo a punto croce, altre imparano a dipingere sulla stoffa e a fare oggetti di uso comune. Un gruppo si esercita a fare ricamo a macchina e a mano ed un altro a fare fiori con materiali di recupero ed altri oggetti di artigianato. Nell'area dello chalet, complessivamente diecimila metri quadrati di terra, si svolgono altre attività come lo sport (calcio, pallavolo) sul campetto verde (è l'unica area di sport verde della città) ed è motivo di orgoglio per gli alunni. I ragazzi imparano anche a coltivare ortaggi che servono per il loro consumo, coltivano piante da frutto, allevano galline ed altri animali (la coppia di struzzi regalataci è la signora della situazione). Quando si dice che non bisogna dare il pesce a chi ha fame, ma insegnare a pescare, per noi non vale perché oltre a questo, noi insegniamo ad allevare il pesce. Nell’area dello chalet ci sono molti masconi per l’allevamento del pesce ed ogni anno il progetto produce oltre venti quintali di pesce. Come se non bastasse, c’è anche un piccolo parco giochi per i più piccoli, ma anche i più grandicelli non disdegnano di divertirsi con lo scivolo, il cavallino e l’altalena.
Cari amici adottanti di bambini in Brasile,
Anzitutto vi do buone notizie dei vostri adottati. Stanno bene e vi ringraziano di tutto cuore insieme alle loro famiglie. Vi metto qui di seguito quanto scritto da noi "visitatori" ai nostri amici. Don Carlo
Un viaggio pieno di emozioni Ho accettato con piacere la proposta di don Carlo per un soggiorno a Queimadas. Avevo già sentito parlare di quella esperienza, ma l'occasione di una verifica diretta è stata stimolante. Ne torno con tanti insegnamenti e tante emozioni.
La più forte è stata quella dell'incontro con Jainie, la dodicenne che la mia famiglia aveva adottato a distanza. Capitati inaspettati a casa sua, gli occhi e il sorriso di questa bambina, alla vista del "padrino" venuto da lontano, rimangono per me tra i ricordi importanti di una vita. Gli insegnamenti: 1: Il lavoro svolto da don Carlo è lungimirante perché affronta alla radice il problema di una realtà povera, puntando sulla scuola, e fornisce ai ragazzi gli elementi per sapersi muovere con autonomia. 2: Noi da qui possiamo fare molto se assieme all'impegno dei singoli cittadini riusciamo ad interessare anche enti, organizzazioni, istituzioni. 3: Valori religiosi e visione laica della vita possono trovare terreni di impegno comune. Matteo Biscarini

Appello dell’ultima ora Dal seminario di Bonfim il Vescovo dom Jairo e P. Edmilson (rettore del seminario) ci chiedono un aiuto per mantenere questi ragazzi, nuovi seminaristi, agli studi. Volete aiutarci ad aiutarli? Adottate uno di questi giovani aspiranti al sacerdozio con la somma che potete. Vi forniremo anche le loro foto e loro notizie. Per maggiori informazioni su di loro contattate Don Carlo allo 071 780900 o per e-mail: prog.queimadas@tiscali.it Vi ringraziamo fin da ora.
Altri obiettivi del viaggio a Queimadas Uno degli obiettivi dell'ultimo viaggio in Brasile era quello di dare inizio alla costruzione di una scuola materna chiamata San Marco perché a finanziarla sarà la Parrocchia di S. Marco di Osimo. Nella foto si vedono le fondazioni già pronte. L'altro motivo del viaggio era quello di studiare la realizzazione del Progetto "Queimadas eleganza" per la formazione di una cooperativa di ragazze per produrre camicie. Anche qui tutto bene perché con la collaborazione della regione Marche, cooperativa Smeralda di Camerano, la lega delle cooperative, il Centro Missionario e Progetto Queimadas e Comune di Castelfidardo prenderà il via il progetto con la venuta di due ragazze di Queimadas per imparare il mestiere. Sul posto abbiamo anche visto la possibilità di partire con un progettino di produzione di piante e fiori. Già si è incominciato e nella foto vedete i primi risultati. Pensiamo anche all'apicoltura per insegnare un altro mestiere ai nostri ragazzi e per produrre mezzi di autofinanziamento. I piccoli apicoltori del posto sono soddisfatti e chiedono l'organizzazione di una cooperativa. Se qualcuno vorrà darci una mano ad acquistare l'attrezzatura necessaria per i ragazzi apicoltori gliene saremmo grati. Un ringraziamento a tutti coloro che hanno adottato bambini a distanza da parte loro e delle loro famiglie. Massimo, Matteo e don Carlo 
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