Dalle Missioni

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Si chiama ‘Perla’ il primo smartphone completamente ideato e realizzato in Uganda: a progettarlo – riferisce il quotidiano The Monitor – sono stati quattro studenti della facoltà di ingegneria elettronica dell’università di Makerere a cui il governo di Kampala ha deciso di finanziare la produzione su vasta scala. Il prototipo sarà presentato alla stampa a giugno.

Lo smartphone è dotato delle applicazioni di ultima generazione, come sensori biometrici e Gps, e sarà solo l’ultimo gioiello di una lunga lista di successi in campo tecnologico ideati all’università di Makerere. È stato preceduto, ricorda la stampa, dalla prima vettura elettrica africana (Kiira) e da un autobus a energia elettrica (Kayoola).

“Come molti altri paesi africani l’Uganda è stata negli ultimi anni un mercato fruttuoso per le tecnologie straniere. Vogliamo dimostrare che certe cose sappiamo farle anche qui” ha spiegato Cosmas Mwikirize, ideatore del progetto.

‘Perla’ ha un antesignano che si chiama ‘Elikia’, che in linguala significa speranza, e che è il primo smartphone concepito in Africa, precisamente in Congo. In vendita in tre colori, nero, bianco e rosa, al prezzo di 85.000 franchi cfa (circa 129 euro) è stato progettato nella Repubblica del Congo ma assemblato in Cina, per motivi tecnici e logistici.

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La sorgente del Nilo è stata eletta meraviglia naturale dell’Africa nell’ambito del progetto Seven wonders of Africa, ideato per individuare sette luoghi ed ecosistemi del continente da tutelare e preservare.

Altre meraviglie elette on line tramite quest’iniziativa di carattere ambientale sono il Kilimanjaro, la montagna più alta dell’Africa, il Mar Rosso, il deserto del Sahara, la migrazione nel Serengeti, con i suoi sei milioni di animali che attraversano oltre 300 chilometri e il delta dellOkavango in Botswana.

“È una nomina che ci ricorda la nostra responsabilità nel proteggere la fonte di un fiome ricco e maestoso” ha detto il ministro del Turismo ugandese Maria Mutagamba.

Il Nilo sgorga dal Lago Vittoria, in Uganda il fiume assume il nome di Nilo Vittoria e scorre per circa 500 km nel corso dei quali attraversa il lago Kyoga e raggiunge il lago Alberto; ne esce con il nome di Nilo Alberto ed entra nel territorio del Sudan, nel quale assume il nome di Bahr al Jabal (fiume delle montagne).

Alla confluenza del Bahr al Jabal con il Bahr el Ghazal (fiume delle gazzelle), lungo 720 km, il fiume assume il nome di Bahr al Abyad, ossia Nilo Bianco. Da qui scorre verso la città di Khartoum dove si unisce al Nilo azzurro. Nel suo corso, lungo oltre 6600 chilometri, tocca Egitto, Sudan, Sud Sduan, Uganda, Etiopia, Burundi, Ruanda, Tanzania e Uganda.

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NATALE 2012
Carissimi amici,
pace e gioia nel Bimbo che ci è dato.
Trovo così strano scrivervi dall’Italia che mi sembra proprio di non avere niente da dire.
Ormai da circa tre mesi sono in un bel paese in provincia di Varese: Venegono Superiore. Abito nientemeno che in un castello e al vostro ohhhhhhhh meravigliato rispondo subito che non è poi quell’emozione che sembra. Si tratta di una struttura che ci è stata donata circa 90 anni fa e che ha marcato la storia dei comboniani. Da qui son passate generazioni di giovani missionari: dapprima gli studenti di teologia e successivamente i novizi. Anch’io son stato qui nell’altro… secolo, quando avevo ancora i capelli, e prima di iniziare ad andare su e giù per il mondo.
Al momento la struttura è economicamente pesante, anche se cerchiamo di usarla al meglio. Così per un mese, iniziando proprio dal giorno di Natale, il nostro presepe che accoglie circa 7.500 visitatori si trasforma nella nostra attività più coinvolgente. Reso noto negli anni ’60 come uno dei primi presepi meccanici adesso è in realtà multimediale con una voce narrante, dei filmati e delle figure in movimento. Ogni anno viene raccontata una storia nuova che quest’anno sarà quella del 4° Maggio, quello che arriva sempre… in ritardo. Penso che, come quello dell’anno scorso, sarà disponibile in rete. Si tratta di storie che alla fine riconducono sempre ad un messaggio missionario.
Il presepe è in realtà un percorso, per cui dopo la visione si presenta anche una mostra missionaria che quest’anno riguarderà un progetto di Laici Comboniani (di cui vi parlerò tra poco), per la costruzione di un orfanotrofio vicino all’ospedale di Aber, a Lira. Com’è piccolo il mondo…
Il sabato e la domenica ospitiamo quasi sempre gruppi parrocchiali, spesso ragazzi con i loro educatori, e il castello si trasforma in una bolgia vociante e traboccante energia. D’estate abbiamo ospitato migliaia di bambini dei gruppi estivi delle parrocchie della zona. Insomma… in solitudine ci stiamo ben poco.
E poi naturalmente c’è l’attività che mi vede maggiormente coinvolto che è quella del GIM (Giovani Impegno Missionario) cioè i nostri gruppi giovanili. Si tratta dello stesso cammino in cui ero inserito ai tempi di Lecce che si propone di aprire gli occhi dei giovani ad un orizzonte più ampio di quello che in genere hanno, o che le parrocchie propongono per farli diventare animatori delle loro realtà. Un cammino formativo-spirituale molto bello e articolato con lo scopo di aiutare i giovani a vedere bene per che cosa sono fatti e che porti a fare delle scelte concrete nella loro vita, compresa quella missionaria.
Al momento siamo in una fase difficile perché per alterne vicende il gruppo GIM di Venegono si era come dissolto. Dall’anno scorso il mio collega p. Massimo è però riuscito a ritesserne la trama e adesso possiamo contare su un gruppetto di circa 15 persone: si comincia a ragionare!
La nostra comunità è comunque coinvolta in molte altre attività di animazione missionaria nelle parrocchie, nei gruppi e nelle scuole che ci tengono ben occupati e senza rischio di fare né ruggine né muffa.
Abbiamo anche un gruppo significativo di Laici Missionari Comboniani, persone che hanno concluso il cammino GIM e che vogliono impegnarsi più direttamente nella missione da laici (sposati e non). Molti di loro invece si impegnano sul territorio e contiamo di riuscire a coordinare le nostre attività assieme più di quanto si sia fatto finora.
In Uganda ho conosciuto una giovane coppia della zona di Varese che lavora nell’ospedale diocesano di Aber, Maria Grazia e Marco che avevano già un figlio bellissimo, Francesco, e ne hanno adottato un altro altrettanto bello, ugandese: Samuel.
L’unica nota dolente …è il clima. MI MANCA L’AFRICA!!! Io che ho sempre detto “mettetemi in forno ma non in frigo” mi trovo in Italia dopo tanti anni e al profondo nord e devo dire che…fa freddino…assai! Spero di resistere.
In questi giorni circola la battuta che potremmo chiedere ai nostri superiori di lavorare in Africa durante l‘inverno e tornare qui d’estate. Tanto noi al caldo ci siamo abituati!
Naturalmente resto in contatto con l’Uganda e so che il Centro Catechistico e le molteplici attività ad esso connesse vanno alla grande. Questa è senza dubbio una grande gioia. Fa sempre piacere vedere la propria “creatura” crescere e non importa se sia un altro ad occuparsene. Anzi potrebbe avere i sui vantaggi. Da lontano cerco anche di seguire il cammino di quei ragazzi che avevamo aiutato a studiare dando loro lavoro al Centro. Alcuni hanno terminato e già lavorano, altri stan continuando a studiare e sembra che lo facciano proprio con impegno.
Durante l’estate son riuscito a visitare diversi amici che non vedevo da anni anche se, naturalmente, molti di voi si son lamentati perché non sono riuscito a passare ovunque. Mica sono il Papa, dopotutto, faccio quello che posso. Certamente però, dove sono riuscito, è stato un tempo molto bello quello passato assieme.
All’inizio di Novembre son stato a Verona per un corso organizzato per i missionari rientrati (mi ostinavo a chiamarli spostati…!) che è stato interessante. In seguito ci siamo riuniti a Firenze con animatori GIM di tutta Italia ed anche lì è stato interessante vedere come le cose siano profondamente cambiate in questi anni. Tanto per non perdere tempo stiamo già organizzando i campi estivi. Non pecchiamo certo di lentezza…
Certo è una gran pena rientrare nella situazione drammatica che l’Italia e l’occidente sta vivendo. Non c’è dubbio che gli effetti della crisi si facessero sentire anche in Africa ma certo non in modo drammatico come si sente qui. Se è vero che la contingenza attuale avrà anche dei risvolti positivi e che ci porterà a rivedere il nostro modo di vivere è vero anche che il prezzo da pagare è così alto… Assieme a voi vivo l’umiliazione quotidiana e la situazione drammatica dei giovani che non trovano lavoro o che lo perdono, assieme, e questo è ancor più drammatico, a padri e madri di famiglia. Non vorrei con questo apparire come chi si crea il fervorino finale ad hoc, ma la situazione appare davvero molto simile a quella in cui l’incarnazione avvenne. Se questo è vero il Natale e la fede assumono oggi, quando sembra che sian tutte idee vetuste e superate, un valore e una freschezza nuova. Penso alla campagna della Chiesa statunitense che anni fa invitava a rimettere Cristo nel Natale, cosa che sembra assurda, ma lo è veramente? Il gridare Maranathà, vieni Signore, coi primi cristiani angariati e torturati per la fede diventa nostro in quest’attesa di salvezza e di novità.
Che questo sia anche il nostro Natale, fatto meno di luci e sfavillii per le strade ma più luminoso dentro, nell’intimo della nostra esistenza.
Buon Natale amici.
Vostro p Maurizio Mulèngera (in attesa di un nuovo nome…)
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Oppure versamento su conto corrente postale n° 550210
Intestati a:
Collegio delle Missioni Africane
Via della Missione , 12
21040 VENEGONO SUPERIORE (VA)
dove attualmente risiedo

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                         21 Dicembre 2012

         Carissimi,

           Buon Natale!

Vi scrivo in macchina nell’ultimo tratto che da Kampala mi riporta a casa, a Lira. Sono ormai dieci giorni che viaggio. Partito da Lira, per cinque giorni sono passato in varie località dello West Nile, vicino al Sudan e poi al Congo, fino ad Arua. Gli altri cinque giorni mi hanno invece portato a Kampala, Roma e Brescia, da dove ho iniziato il cammino di ritorno in Uganda. Non è che improvvisamente mi sono scoperto la vocazione del turista. Nello West Nile ci sono andato per animare e partecipare alle celebrazioni del centenario della fede cattolica, introdotta nel 1912 dai missionari comboniani fra la gente Madi, in quella che ora è diventata la diocesi di Arua. Per l’occasione, da Roma è venuto il cardinale Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, che presiede e coordina tutte le missioni della Chiesa cattolica. Con lui ho celebrato l’Eucaristia in mezzo a migliaia di laici provenienti dalle quattro diocesi che formano la nostra provincia ecclesiastica, cioè Arua, Nebbi, Gulu e Lira. E’ con grande gioia e commozione che mi sono unito al loro ringraziamento per il dono della fede, ricevuta attraverso l’annuncio del Vangelo di Gesù!

Mi è perciò dispiaciuto molto non poter partecipare alle successive celebrazioni in Lodonga, Moyo e Indriani, che pure avevo visitato nel mio viaggio verso Arua. Nonostante la mia riluttanza, i miei fratelli vescovi hanno infatti insistito perché andassi a Roma per un convegno internazionale organizzato dal CUAMM – Medici per l’Africa di Padova con il patrocinio del Pontificio Consiglio per la Sanità, del Ministero degli Esteri e dell’Università Cattolica, in favore del progetto quinquennale che il Cuamm ha iniziato nel nostro ospedale diocesano di Aber. E così, nel giro di ventiquattro ore e con uno sbalzo tremendo di temperatura, mi sono trovato catapultato in un altro mondo, a riflettere sui dati emersi dalla valutazione delle prime fasi del progetto sanitario “Prima le mamme e i bambini!”, che ha lo scopo di ridurre la mortalità materna e infantile nel distretto di Oyam, nella mia diocesi. Tra una cosa e l’altra, sempre naturalmente di corsa, ho trovato anche il tempo per una scappata a casa, in quel di Brescia, e per qualche ora di preghiera in San Pietro a Roma. Sempre accompagnato da un forte raffreddore e tosse insistente, che mi ha seguito fino in Uganda.

A questo punto vi domanderete giustamente se non mi sia per caso dimenticato che questa dovrebbe essere una lettera di Natale e non un resoconto di viaggio…

Vi dirò. Sto tornando con la testa ed il cuore pieno di immagini disparate: dalla folla dei pellegrini di Arua all’albero di Natale in Piazza San Pietro, la neve nei campi e nel cortile di casa mia (erano anni che non la vedevo! ), lo spettacolo del lago Victoria atterrando ad Entebbe, e poco fa le acque impetuose del Nilo sul ponte di Karuma… Tutte cose apparentemente non collegate fra di loro. Eppure vi assicuro che, nel corso di questo lungo viaggio, ho spesso sentito tutte le persone incontrate, gli incontri vissuti, le cose viste in questi giorni come intimamente connesse da un filo sottile ma reale, da una chiave e prospettiva comune. La corsa di questi giorni mi ha aiutato a riflettere sul significato più vero e profondo non solo della missione che mi è affidata, ma sul senso stesso della mia storia e del cammino della mia vita. In Africa come in Europa, a tutte le latitudini, sotto il sole o in mezzo alla neve, siamo tutti in cammino. A piedi, in aereo, in macchina, lungo i fiumi e sulle strade del mondo tutta l’umanità è, da sempre, in cammino. La vita è un viaggio. Ma verso dove? A che cosa o a chi andiamo incontro?

Mi viene in mente che proprio oggi, il 21-12-2012, secondo i Maya o meglio secondo chi crede di averne decifrato e interpretato i calcoli, segnerebbe la fine del mondo. Fine del viaggio? Assolutamente, no.

Nel cuore e nel flusso dei secoli che vedono susseguirsi civiltà e generazioni di un’umanità da sempre in cammino alla ricerca della felicità, c’è un viaggio che ha cambiato per sempre il corso della storia. Un viaggio che ha dato un significato ed una destinazione nuova a tutti i nostri viaggi, al cammino stesso della nostra vita. E’ il viaggio del Figlio di Dio onnipotente, creatore del cielo e della terra, che per amore, “per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo”! E’ ciò che crediamo e ci viene chiesto di celebrare a Natale. Accogliere il Dio Bambino che per amore si è fatto uno di noi, nostro fratello. Da allora, da Betlemme, il cammino del Vangelo - la buona notizia che Dio è nostro Padre e ci ama, che non siamo mai soli, che Gesù ha dato la sua vita per salvarci e rimane con noi ogni giorno con il suo Spirito - continua nella storia. E’ per annunciare la venuta di Gesù che i missionari si sono messi in viaggio e sono giunti nel Nord Uganda cento anni fa; è per celebrare il Signore che viene che migliaia di pellegrini in questi giorni si recano a Roma e milioni di fedeli si raccolgono nelle chiese e cappelle sparse in tutto il mondo, attorno ad un presepe. Il mio stesso correre e macinare chilometri per le strade e sentieri dei 12.030 kmq della diocesi non ha altro scopo che invitare e preparare la mia gente ad incontrare il Signore che viene, e ad accoglierlo io stesso per primo nella mia vita.

Mancano poco più di 60 km a Lira. Uno sguardo alla mia agenda mi ricorda che domani mattina presto devo ripartire per Agobadong, una cappella della parrocchia di Iceme. Conferirò il sacramento della cresima a circa 200 ragazzi e adulti. Darò loro il dono dello Spirito… Il viaggio continua. Non solo il mio, ma il Suo. E’ ancora Lui, Gesù, che viene e mantiene la sua promessa di rimanere con noi ogni giorno, attraverso la presenza del suo Spirito. E’ Natale, il Signore che viene, il Dio con noi ieri, oggi, sempre. E’ successo 2000 anni fa a Betlemme, 100 anni fa nel Nord Uganda, accadrà domani ad Iceme. Accade oggi ed ogni giorno, in Uganda, a Roma, in ogni paese e famiglia, nel cuore di chi crede, lo accoglie e lo invita: “Vieni, Signore Gesù!”. Fare Natale è accettare di rimettersi in viaggio. Riprendere il cammino con Lui, che per primo e per amore ha preso l’iniziativa di venirci incontro, piantare la sua tenda in mezzo a noi e farsi nostro fratello, compagno di viaggio e salvatore.

In questo “anno della fede” nel mio programma radio della domenica sera ho cominciato a spiegare alla mia gente il “Credo”, punto per punto. Dopodomani inviterò tutti a riflettere sulle parole: “si è incarnato nel seno di Maria vergine e si è fatto uomo”. Sono verità che conosciamo e recitiamo a memoria. Il punto cruciale è: ci crediamo veramente? E quanto l’adesione del mio cuore e volontà a questo evento – al Natale che celebriamo - tocca e cambia ora la mia vita? A volte, più che l’incredulità o una vera mancanza di fede, il nostro problema è un dare tutto per scontato, o una stanca indifferenza che ci impedisce di fare quel passo in avanti che ci permetta di riscoprire e credere veramente all’amore di Dio per noi. Di prendere sul serio il suo viaggio, il suo volere essere in mezzo a noi, in ciascuno di noi…  

Alla fine del convegno Cuamm a Roma è stato proiettato uno spezzone del documentario girato nella sala parto del nostro ospedale di Aber. Estratto dal seno materno, un bambino viene adagiato sul tavolo. Ma è evidente che ci sono complicazioni. Medici ed infermiere tentano in vari modi di liberare le vie respiratorie. Invano. Il bambino resta immobile, senza respiro… Sono momenti di tensione e paura. Poi, improvvisamente, il bimbo esce in un forte pianto, accolto da un applauso liberatorio e commosso di tutti i partecipanti al convegno. Ecco, nella ricorrenza del Natale di Gesù, vorrei lasciarvi con l’immagine di questo bambino appena nato, che grida la sua voglia di vivere e comincia il suo viaggio. Vorrei che fosse per me e per voi un invito ad accogliere, applaudire e celebrare la vita. Ed un impegno a non lasciar morire soffocato il Bambino, la vita, il desiderio di bene, la capacità di amare che ci è stata data in dono e che è presente e vive in ciascuno di noi. Lasciamolo respirare e crescere, diventare una presenza viva in noi ed attorno a noi. Impegniamoci ad accogliere la Vita, a fare crescere l’amore, a moltiplicare il Natale!

Lo so che la situazione attuale in Italia, Uganda e in tante altre parti del mondo è tutt’altro che facile. Le difficoltà politiche, sociali ed economiche sembrano voler spegnere le luci e la gioia del Natale in molte famiglie. Ma sta a noi decidere se continuare più o meno rassegnati e delusi a lasciarci trascinare ed opprimere dalle circostanze, o riprendere con fede e coraggio il cammino con il Signore della vita! Mi auguro che tutti sappiamo aprirci ad accogliere il dono della sua venuta. L’Emmanuele, il “Dio-con-noi”, è un buon compagno di viaggio!

Buon Natale e buon viaggio, allora! E che il Nuovo Anno si trasformi in un cammino di fede incontro al Signore Gesù che è venuto e viene per noi.                                                                                                                                         P. Giuseppe                                                                                                                                                                                 

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