Impressioni viaggio Uganda 2016 | Maria Grazia

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Viaggio in Uganda (4-20 giugno 2016)

protagoniste: Liviana Pacini, Irene Antonelli, Elisabetta Cianforlini, Giovanna Rinaldini e Maria Grazia Falaschi

Ogni viaggio è a sé, ed anche questo attraverso l' Uganda è stato assai significativo ed emozionante, molto diverso dagli altri.
Sette ore e trenta minuti effettivi di volo ci hanno portato ad Entebbe, aeroporto di Kampala, capitale dell' Uganda, nel cuore della notte, una notte buia e fonda, senza luna e senza illuminazione stradale, perché in Uganda l' illuminazione pubblica è ancora un sogno – esistono generatori di corrente e/o pannelli solari . Ma la distanza fra l' Italia e l' Uganda è abissale, molto di più delle circa 7 ore di volo: il colore delle pelle, la lingua, o meglio, le lingue (ogni tribù ha la propria), l' abbigliamento, le case, le strade, il cibo, la vegetazione, i panorami, il cielo, il traffico, la cultura, le donne, i bambini, le scuole, gli ospedali, persino l' arrivo in aeroporto, dove ti chiedono se sei vaccinato contro la febbre gialla, altrimenti ti vaccinano “in loco”.
Avevo letto dell' Uganda, mi ero preparata ed informata, eppure l' impatto è stato ugualmente enorme.
Come fanno le donne a lavorare nelle casa senza luce, con la poca acqua che vanno a prendere alla fonte o al pozzo con taniche, di 20 litri, senza sapone, senza alcun elettrodomestico, come fanno a cucinare (quasi esclusivamente polenta bianca) sulla stufa o sul fuoco utilizzando quel po' di lega che vanno raccogliendo qua e là, a vivere allevando qualche gallina che vendono al mercato, a sfamare mediamente 7 o 8 figli?

Le strade, poche, quasi tutte in terra battuta, polverose, con buche e voragini che costringono gli autisti a continui slalom, sono percorse da motorini che spesso fungono anche da taxi, da qualche camion su cui viaggiano uomini, merci ed animali, tutti insieme, furgoncini-taxi, biciclette e tante persone che a piedi raggiungono il villaggio o il mercato vicino.

I 2500 km percorsi in lungo ed in largo per l' Uganda su una 4X4 Toyota hanno portato il nostro gruppo sui monti, a 2500 m., i cui fianchi vengono coltivati a terrazza, ricchi di boschi e di canyon, sui quali la notte stende un cielo liquido, che incanta con milioni di stelle, poi, sul lago Vittoria, il più grande lago Africano in cui il Nilo ha la sua sorgente, nei parchi in cui abbiamo goduto della vista dei grandi e piccoli animali (dagli elefanti ai coccodrilli, dalle giraffe alla leonessa, dalle gazzelle ai bufali, babbuini, facoceri, zebre, gru coronate, .... ), nella città di Gulu, a nord, vicino al confine con il Sud Sudan, dove si vedono ancora le ferite della terribile guerra civile degli anni '90, e di nuovo a Kampala, città di circa 1 milione e 200.000 mila abitanti, sulle cui numerose colline vivono i più abbienti mentre la parte in basso è costituita da baraccopoli abitate da una massa di gente povera o poverissima, che guadagna qualcosa vendendo pochi prodotti lungo la strada.
La motivazione del nostro viaggio comunque è stata essenzialmente quella di visitare le scuole che l' Associazione Centro Missioni Onlus di Osimo, seguita dalla Sig.ra Liviana Pacini, aiuta da quarant'anni, soprattutto con il sostegno a distanza, poiché solo pochi bambini possono accedere alla scuola primaria pubblica in Uganda, dato che le rette risultano troppo costose, improponibili per molti genitori così poveri, con a carico mediamente 8 figli. L' Associazione Centro Missioni Onlus di Osimo, assieme a quello di Montemarciano, ha provveduto a costruire scuole primarie e professionali a Rutenga, villaggio sperduto fra le montagne, a scavare pozzi per l' acqua potabile, ad acquistare cisterne per la raccolta di acqua piovana, ad allestire i dormitori presso le scuole della varie missioni. Ne abbiamo visitate ben 7: oltre la già citata Rutenga, siamo stati a Kasaala, Gulu, Aboke, Alito, Aliwang, Iceme.

Abbiamo conosciuto James, che si sta laureando in medicina, come pure Joan, una bella ragazza che sta prendendo la laurea in Economia, Beatrice che si è diplomata ed ora lavora come segretaria in una piccola impresa, un altro signore che oggi lavora in una agenzia di aiuti umanitari, tutti aiutati negli studi dall' associazione missionaria osimana.
Abbiamo incontrato tanti giovani e soprattutto tanti, tanti bambini che ci hanno accolto felici, curiosi, desiderosi di giocare con noi, che ci hanno festeggiato con canti, danze, musiche, scenette teatrali e doni. Abbiamo incontrato presidi e professori che hanno esposto le loro necessità, che sono davvero molte ed impellenti (un tetto, banchi, letti per i ragazzi interni, nuove aule....) Padre Giorgio Previdi che da oltre 50 anni si spende a Kasaala per dare una mano ai giovani, il sig. Michele Filippini che ha abbandonato la sua Brescia ed il suo lavoro per aiutare i bambini e giovani di Alito, Padre Elio che lavora per il grande, ottimo, Ospedale di Gulu, Suor Giovanna, suor Cypriana, Carmen, una vulcanica giovane spagnola, felice di spendere la sua vita fra i piccoli orfani del St. Jude, solo per ricordare alcune persone.
E' incredibile come i padri e le sorelle, ormai piuttosto avanti negli anni, lavorino ancora alacremente e con entusiasmo, pieni di fede e speranza nella loro missione, insegnando ai giovani locali la strada per il futuro del loro paese.
La gente , sorridente, ospitale, felice di conoscerci, seria solo davanti alla macchina fotografica, si lasciava andare ad un sorriso solamente dopo i nostri incoraggiamenti.
La maggior parte delle famiglie ha bisogno di aiuto: spezza il cuore vedere tanti bambini scalzi, rosicchiare un frutto per pranzo, giocare con un vecchio copertone o trascinare una tanica come se fosse un' automobilina, le file interminabili di mamme davanti i dispensari in attesa di una visita medica, o la drammaticità dell' edilizia scolastica .Più che plessi scolastici abbiamo visto capannoni con tetti in lamiera, divisi in aule da muri e, in un caso, da una cannucciaia, a volte senza intonaco, con finestre senza vetri (un acquazzone “a vento” un pomeriggio ci ha inzuppate), con pavimenti in cemento ed una lavagna malconcia appesa ad una parete, qualche cartellone nei migliori dei casi , che riporta regole della lingua inglese o le lettere dell' alfabeto, a seconda della classe. Le scuole professionali sono fornite di qualche misero laboratorio per la chimica o la fisica, di macchine per cucire, di alcuni computer. Nell' aula per gli chef c' era una fila di dolci in bella vista. Piacevolmente sorprendente è stato un professore che insegnava alle sue alunne del corso “maestre d' asilo” fare macchinine, casette, aeroplani ecc. con il cartone Secondo lo stile lasciato dagli inglesi (l' Uganda è stata fino al 1962 una colonia, poi ha fatto parte del Commonwealth) le lezioni iniziano mediamente alle 9 e terminano alle 5; ogni scuola ha la propria divisa ed in classe vige un rigoroso silenzio, nonostante la presenza di 50, 60 o più alunni. Per gli studenti che vivono lontano le scuole sono provviste di dormitorio, con materassini in terra o letti a castello, a seconda della retta.
Tuttavia, da insegnante in pensione quale sono, forse per deviazione professionale, penso che la crescita di un paese dipenda dall' educazione scolastica. Ecco perché credo fermamente che gli sforzi e gli aiuti che possiamo mandare debbano essere principalmente convogliati nello studio, nell' educazione, nella crescita di giovani sani, propositivi, capaci, di acquisire competenze, in grado di migliorare le condizioni socioeconomiche proprie e della propria nazione.

Maria Grazia Falaschi

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