Impressioni viaggio Brasile 2013 2

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Diario di Bordo
(senza pretese di elaborazione linguistica)
autore: Carlo Pesco; imprimatur: padre Carlo Gabbanelli

Giovedì 28

La sveglia è incerta. Non capisco che ore sono. E dire che dormivo bene, dopo un inizio sofferto che mi tiene sveglio per lungo tempo. In compenso padre Carlo riesce, questa volta lui, a dormire bene. Bisogna decidersi, anche perchè la colazione ci aspetta. E, poi, fuori a vedere se parte l’irrigazione. La pioggia di ieri sera non ha bagnato nulla! Si parte per l’altro campo, per vedere se anche là l’irrigazione è partita in zona “Coxos”. La località prende nome dall’attività della concia delle pelli di capra che si teneva proprio qui, in prossimità del fiume, nel secolo scorso. Ci accoglie il portale con la scritta “progetto Queimada” e un vasto spazio arido. Ci sono delle mucche ed un mulo che fa capricci. Ci spostiamo più in basso, vicino al fiume. L’irrigazione parte, anche se qualche getto prova a fare dei capricci, presto sedati dal “custode”, tutti eccetto uno che si è incantato e non si sblocca. Padre Carlo parla con uno dei contadini. Lo ascolto quando dice che l’acqua è il bene più prezioso. Si riparte e, dopo un po’, riconosco la chiesa di S.Antonio. Abbiamo percorso un’altra strada per arrivare al “villaggio Marche Italia” inaugurato il 23 settembre 2009 con il contributo della Regione Marche, della provincia di Ancona e dei comuni di Castelfidardo e Camerano ed altri soggetti privati. Peccato che Camerano abbia dato solo € 500 e che Osimo abbia promesso € 5.000 che rimangono ancora una promessa dell’allora sindaco. Entrambi hanno, a mio avviso, ragionato da politici, non da amministratori. A proposito, padre Carlo, mi chiede qual è il pezzo più importante di un’auto di un politico. Al mio silenzio, aggiunge “il clacson! Gli serve per salutare tutti”. Cosa non si fa per mostrarsi! Il villaggio è una bella struttura con casette piccole, medie e grandi, con spazi e strutture comuni, recintato ed affidato ad un custode. A casa ci aspetta una sorpresa: una fogna non riceve più ed allaga un bagno. Non basta! Anche il distributore d’acqua fa i capricci, perdendo acqua! Dopo pranzo ritorniamo al campo in zona “Coxos” per vedere in funzione quella pompa che doveva essere attivata 5 mesi or sono. È grande e dovrebbe irrigare molta acqua. Ma fa anch’essa i capricci. C’è voluto un po’ di tempo ( tenete conto che qui il tempo è nella normalità dilatato), ma alla fine ha ripreso a funzionare. Lungo la strada abbiamo ricordato il vuoto della sede papale, apprezzando la tenerezza e la forza di carattere di questo Papa che continua ad esserlo pur rinunciando a farlo.

1 marzo

Mi alzo dopo che ho sentito i passi di padre Carlo. Non vorrei che mi lasciasse senza colazione! Lo trovo intenento a leggere i giornali al computer. La notte è trascorsa tranquillamente. I cani, un asino, le grida dei giovani, lo sferragliare di un treno e, con la sensazione della pioggia, le palme che strisciano sui tetti. Il sonno stenta a venire. Ho acceso il ventilatore, ma l’ho spento quasi subito perchè mi spostava la zanzariera. Il caldo lentamente lascia il posto ad una temperatura accettabile. Si passa dai 36 gradi della sera ai 25 del mattino. Abbiamo tentato di procrastinare il nostro “distentio corporis”, stenderci nel letto, parlando con il maestro panettiere e con un visitatore d’eccezione: Josè Lindio, il primo volontario di Queimadas. Ma ancora i ritmi risentono della realtà natia. Dopo colazione, chiedo notizie dell’Italia. Parliamo di un individuo che dovrebbe essere in prigione, del nostro Presidente, di don Gallo (che ha avuto il coraggio di denunciare l’ennesimo caso di mangiasoldi dei poveri e dei pensionati; lui, prete, e non altri!), di Marina Magistrelli che denuncia la lontananza del Pd anconetano dalla realtà: meglio tardi che mai! Credo che la storia è maestra di vita se ci sono persone che ragionano; purtroppo il pensare, in certi partiti, non ha il permesso di entrare dove si prendono decisioni politiche. Non vorrei che il rinnovamento sociale – ma i segnali sembrano questi - arrivasse dai movimenti di destra, sarebbe un disastro. Per fortuna ci sono sacerdoti sensibili! Con padre Carlo, intanto, si parla di realizzare a maggio un incontro a Passatempo. Si proietteranno alcune foto, si farà il punto della situazione, si pensa ad un gioco e, si chiuderà l’incontro, con una merenda, come da tradizione: masticando il cervello lavora meglio. Padre Carlo inizia la sua visita quotidiana. Vuol vedere se il tagliatore di piante è al lavoro: ieri non c’era perchè gli si era gonfiato il polso! Oggi è al lavoro, con un piccolo aumento! Ha iniziato a tagliare la parete di piante dietro la rete del campo. Lo raggiungo passando vicino il recinto delle tartarughe. Ne conto 7 e osservo che hanno il guscio ovale. Mentre passo scuoto la pianta sovrastante. Cadono alcuni frutti di Umbu che contengono un liquido acidulo, ma molto buono. Domingos, intanto, fa uscire gli agnelli neri e li manda nel campo di calcio dove ci sono i rami che possono essere mangiati. Hanno l’imbarazzo della scelta: corrono, si scontrano per gioco, brucano l’erba e mangiano le foglie. Nel frattempo pulisce il loro alloggiamento e conserva gli escrementi che costituirà letame per il campo. Più in là, nel campo, girano in libertà due faraone: sono a caccia di formiche. Qui ce ne sono tante e di razze diverse. Padre Carlo dice che i male del Brasile sono, si narra, le formiche e gli agronomi! È bello ammirare le 52 balle di fieno accatastate, mentre 10 sono portate via per l’utilizzo. A tavola oggi siamo in 5, invece dei soliti 3. Si mangia sempre all’aperto, sotto la tettoia costruita in occasione della nascita del “villaggio M.I.”. Non è la prima volta che ci sono ospiti e padre Carlo riserva a tutti lo stesso trattamento: siedi, prendi il piatto e mangia! Si sa che le idee più belle e felici vengono a tavola: Genì ordina una dozzina di uova. Arrivano a fine pasto. Il tempo di bere il caffè e padre Carlo è già in panetteria ad impastare 12 uova per fare la pasta di casa. Lo vedo al lavoro e mi ricorda mia madre; anche lui ha appreso quest’arte dalla madre e, dai risultati suoi e della sorella Marisa, doveva essere molto in gamba. Mentre l’impasto riposa, fa preparare il terreno per la messa a dimora della “mia” pianta di lima, una variante del limone che ha meno acidità e più principi attivi. Lo aspetto per la foto di rito, ma la pianta viene messa a dimora da chi ha preparato il terreno, togliendomi la gioia di averlo fatto di persona. Non abbiamo il tempo di lamentarci, arriva un rappresentante che deve far vedere alcuni mobili da negozio. Il prezzo è alto ed il rappresentante non vuole cedere. Alla fine si arriva ad un accordo che media la proposta iniziale e la controproposta di padre Carlo. E si va tutti insieme alla “padaria” per lavorare l’impasto ormai pronto. Ne escono 3 lastre di pasta: pappardelle, maltagliati e fregnacce. Domani sentiremo la loro bontà. Arriva Marcello, uno dei primi ragazzi ad usufruire del “progetto Queimadas”. Ora è infermiere e, pur lavorando, continua a studiare per diventare psicologo. Parla anche un po’ italiano e si ferma a cena con noi. Speriamo, domani, di avere meno problemi col computer e di spedire quanto scritto, altrimenti la mia paga verrà decurtata perchè non in linea coi parametri previsti da...

6 marzo

La notte trascorre tranquilla: iniziata col caldo, ha raggiunto una temperatura accettabile anche per il venticello che, ad un certo punto, ha iniziato a farsi presente, infilandosi in casa subito sotto il tetto. La lettura dei giornali non ci entusiasma. Arriva Nei con 10 litri di latte: tanti rispetto al magro pasto delle mucche. Padre Carlo si mette in cucina a preparare l’impasto della pasta, aiutato dal maestro panettiere. Oggi, abbiamo ospiti i tre sacerdoti della parrocchia, che appartengono ad un ordine fondato dal vescovo, e le suore. Arriva suora Edna e, lei e padre Carlo, si mettono al tavolo esterno a ragionare dei problemi del Centro. Ieri sera la suora mi ha portato una pomata per lo sfogo che ho, dovuto al calore. Avevamo parlato dell’Italia e del Papa. Lei è molto preoccupata per le sorti del papato e per gli “intrighi” in vaticano. Vorrebbe imparare bene l’italiano, che le piace, ma non trova maestri adeguati. A tavola siamo in 12: padre Carlo, 3 sacerdoti, 5 suore, Ivanir, Genì ed io. Sono seduto vicino alla superiora che, pur essendo polacca, parla molto bene l’italiano. Le racconto di don Jarec, prete polacco, che dopo 10 anni rientrerà definitivamente in Polonia e che era un piacere ascoltarlo durante la predica per la sua preparazione biblica. Mi invita a visitare il convento. Accetto ben volentieri. Tutti hanno gradito la pasta “reginella” fatta in casa da padre Carlo e, questa volta, stirata molto sottile da Berrador. Dopo pranzo, padre Carlo effettua vari giri. Una pianta è stata completamente rasata. Continua il taglio delle piante dietro la rete del campo sportivo per una migliore visibilità e per togliere un pericolo. Continuano i lavori di sistemazione di una parte del ricovero degli agnelli. Ora stanno lavorando bene, ma è dovuto intervenire padre Carlo per spiegare che il lavoro andava fatto in una certa maniera. Landiho ed il suo aiutante riesco, nel pomeriggio, ad imballare tutto il fieno tagliato ieri (vedi foto 347). La vecchia casa padronale, o primo chalet, risuona delle grida dei ragazzi e ragazze e le aule vedono l’allegro inizio delle attività pomeridiane, sotto l’occhio attento della suora e dei volontari. In cucina Isabel sta preparando il latte cagliato per farne dei formaggi. Arriva la sera e il caldo non accenna a diminuire. La pioggia auspicata e prevista non arriva.

7 marzo

Notte calda, agitata dalla presenza significativa di zanzare. Decido di alzarmi anche se il sonno mi vorrebbe ancora a letto. Visto che il cielo è coperto, faccio un giro fino al fiume dove Domingos sta portando la luce per far funzionare la pompa per innaffiare, per vedere da vicino la “Juazeiro da Pedra”, una roccia centenaria. Dopo mi dirigo verso la vecchia e primitiva chiesa, quando la città era qui vicino al fiume. Di quella chiesa rimane la facciata che è di pietra e che la piena non è riuscita a sciogliere come il resto della costruzione. Il caldo sta arrivando lentamente, mi posiziono presso gli irrigatori, per sentire un po’ di fresco. Poi, un salto a controllare i lavori per gli agnelli, dove c’è già padre Carlo che oltre a sovrintendere aiuta pure, quando serve. Domingos continuerà a dare acqua anche nel primo pomeriggio. È acqua di fiume, di colore verde perchè scarseggia e non scorre e con tanta schiuma per la presenza dei detersivi. Dopo pranzo padre Carlo viene intervistato da una ragazza. Il maestro panettiere mi chiama nuovamente. Mi aveva chiamato questa mattina per farmi vedere la sua nuova creazione. Ora vuole che io scatti una foto. È sempre tanto contento quando qualcuno apprezza la sua opera. Basta un gesto: mano chiusa col pollice alzato e si alza un sorriso che illumina tutta la sua faccia. Ismael mi chiede di vedere la foto che gli avevo fatto ieri. Devo scorrere diverse decine di foto – prodigi della tecnologia – e la trovo; e anche lui è contento. Voglio fargli una foto con la sua bimba di qualche anno. Aveva il viso serio, domenica, perchè lunedì (secunda-feira) doveva non tanto andar a scuola, quanto tornare dalla madre. I due sono separati e la figlia stravede per il padre. Mi viene voglia di leggere. Inizio con Gandhi e continuo col libretto “impressioni su Queimadas”: racconto del viaggio di 5 ospiti osimani nel periodo novembre – dicembre 2012. I romani dicevano “repetita iuvant”, ossia “le cose ripetute, sono di giovamento”. Per noi, invece, le ripetizioni sono scocciature. Credo nel valore romano e sono convinto che se in tanti ridicono le stesse parole, queste, alla fine, producono un’abitudine. Ed è anche il ruolo delle agenzie educative e formative. Creare buone abitudini è difficile dove c’è la povertà. Karl Marx diceva che non si ragiona con la pancia vuota. Ma anche Gesù ha invitato i suoi discepoli a dar da mangiare alle persone che lo seguivano. Solo formando i giovani, dando loro dignità (= lavoro), possiamo avere un cambiamento efficace che non dimentica le tradizioni, ossia la propria storia. Il segno che vedo evidente dell’assenza di tutto questo è la permanenza dei vecchi al potere e l’immondizia lungo le strade. Ma sto divagando! Domingos ha finito di innaffiare e padre Carlo ha finito l’intervista: è ora di andare a curiosare. Il maestro panettiere vuol cuocere prima e una maggiore quantità di pane. Padre Carlo si offre di aiutare per rimanere nei tempi previsti e si mette alla macchina che da forma ai panini. E, poi, va ad aiutare Domingos che, dovendo recuperare il cavo della luce dal fiume, ritarda a sistemare gli agnelli. A cena siamo in due: Genì è impegnato fino a tardi in comune. Dopo cena, la consueta lettura di Facebook, da parte di padre Carlo, e poi a letto.

Carlo Pesco

 

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