Impressioni viaggio Brasile 2013 1

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Ritornare di nuovo in questa realtà, accompagnando nuovamente don (qui, padre) Carlo. Diversi sono i motivi, ma soprattutto la voglia di esser-ci. Essere qui, in questa realtà e con e tra queste persone, per “rubare” loro parte della loro serenità. Accanto alla loro visione della vita che contrasta con il nostro attivismo e con l’occhio attento all’orologio ci sono, però, delle oggettive difficoltà legate sia alla formazione sia alle necessità di tipo economico. Il “progetto Queimadas” cerca di dare una risposta ad entrambe queste necessità. Si parte dalla formazione. Il Centro accoglie, dalle 14.00 alle 17.00, un centinaio di bambini ai quali offre delle occasioni per acquisire delle competenze in un ambiente educativo. Numerose sono le attività che vedono i ragazzi impegnati in tanti gruppi, di numero variabile, seguiti da volontari. Educare dei ragazzi ad essere preparati, anche se solo in qualche ambito, significa valorizzare quelle qualità che ciascuno ha ma che, se non favorite, possono portare a situazioni problematiche per se stessi o per coloro che ti stanno vicino. Se stanno qui, non sono in mezzo alla strada o a compiere azioni non positive. La giornata si conclude con la merenda, che per diversi è l’unico pasto della giornata. Accanto a queste attività per “i piccoli”, ci sono le attività per i grandi. La scuola di panetteria sta formando otto giovani, comprese tre ragazze. Lavorano in turni, durante il giorno, qui nella panetteria, per preparare diversi tipi di pane e dolci. A volte, grazie alla presenza di padre Carlo, si cimentano nella preparazione della pasta e della pizza. E sono impegnate nel vicino negozio per la vendita dei loro prodotti. È sempre una scuola: sabato e domenica, non si lavora. Il comune s’era impegnato a dare dei contributi e per il Centro e per la scuola. Tante promesse, mai mantenute. Il ritorno di padre Carlo è legato soprattutto a questo: a far rispettare i patti a chi ha promesso anche pubblicamente. Il Centro vive grazie agli aiuti che arrivano dall’Italia e a quello che si produce qui. Lo scopo è di far camminare il “progetto” con le proprie gambe. Ci sono animali, c’è il fieno e ci sono altri prodotti del campo e degli alberi. Tutto quello che c’è, viene prodotto con le attrezzature che vengono da chilometri di distanza e che bisogna curare. Ogni rottura costa, in termini di tempo e di denaro. “Bisogna saper vendere quello che abbiamo”, ripete padre Carlo. Ma è difficile far capire questo a chi non è abituato a programmare delle azioni in vista di alcuni scopi. A volte, sono come i bambini: ti dicono di sì, e dimenticano di averlo detto. Ma sono pieni di tanta buona volontà. E non stanno a guardare solo. Ripetere certe azioni, produce una certa abitudine. Bisogna creare queste buone abitudine. In attesa di queste non bisogna dimenticarli e lasciarli soli. Hanno bisogno di noi!

Carlo Pesco

Centro Missioni Onlus

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